lunedì 25 giugno 2012

TONNARA DI BIVONA: IL COMUNE E' PIU' VIRTUOSO DELLA REGIONE CALABRIA. SPESI SOLO 666 EURO PER SBANDIERARE LA SEDE DEI VIGILI!!!

due bandiere all'interno della sala riunione vigili
La notizia che la Regione Calabria abbia acquistato dieci  bandiere da sistemare negli uffici più importanti di Palazzo Campanella, spendendo la modica cifra 12.148 euro, iva inclusa [VEDI LINK], in barba ad ogni moderna spending review, obbliga ad accostarvi immediatamente la notizia che anche il nostro comune, quello di Vibo Valentia ha recentemente fatto lo stesso tipo di acquisto.
due bandiere all'esterno della tonnara
Per rendere più sbandierante il giorno dell'inaugurazione della consegna dei locali della Tonnara di Bivona (ricordiamo monumento vincolato e demanio statale) ai Vigili Urbani, avvenuta il 13 agosto dello scorso anno, ha pensato bene di esporre permanentemente 2 bandiere italiane e 2 della Comunità Europea. In verità eravamo convinti si trattasse di un riuso, visto che in qualche modo quella improvvisa destinazione era stata fatta senza alcun parere della Soprintendenza ai Beni Monumentali nè concessione d'uso del Demanio.
In realtà eravamo stati tratti in inganno dal fatto di non vedere citate le 4 bandiere tra le spese per la pulizia straordinaria dei locali e quelle per l'acquisto della dotazione informatica e della mobilia degli uffici dei vigili: insomma avevamo dato per scontato che almeno per le bandiere si trattasse del virtuoso riciclo di quattro delle tante bandiere che in qualche modo erano depositato in qualche polveroso deposito comunale.
Invece no.  Qualche giorno fa ritroviamo il Kit delle bandiere italiane ed europee citate in una determina del mese scorso, per un importo complessivo di euro 666,00 iva inclusa.
Il mese e l'anno di pagamento son dunque gli stessi di quelli della Determina del Consiglio Regionale, vuoi vedere che uguale è anche il principio della rappresentatività istituzionale?

venerdì 22 giugno 2012

ITALCEMENTI: LA PROVA D'AUTORE ... HA FUNZIONATO?

Rassicuriamo tutti. Ma non perchè la paura di quanto accadrà nei prossimi mesi è svanita, ma solo perchè per almeno un mese ... abbiamo deciso che non scriveremo più di Italcementi!
Non scriveremo dunque  - per non influenzare le altalenanti borse - della finta definitiva chiusura dell'Italcementi Vibo (perchè in realtà qui cesserà solo la produzione di cemento), della finta del licenziamento di tutti gli 82 dipendenti (perchè per la  - già decisa e comunicata - destinazione di produzione di clinker e deposito di materiale primo e secondo, di operai ne serviranno certamente tanti), della finta sorpresa dei sindacati della mobilità (perchè la Cassa integrazione era già stata decisa il 7 maggio), delle finte delibere di autorizzazioni  a far bruciare CDR, usare cave e porto per come si vuole (perchè tutti sanno - amministratori pubblici e privati - di essere sottoposti alle tante leggi di tutela ambientale, per le quali se i pareri sono stati ad oggi negativi, tali resteranno finchè l'azienda non convicerà Nuclei di Valutazione e Soprintendenze,  investendo concretamente nella tutela certa), della finta vittoria romana della delegazione politica e sindacale vibonese (perchè, come lascia intendere il comunicato diramato dal Presidente della Giunta Regionale [vedi post precedente], l'azienda sembra aver già compiuto la sua scelta, sulla quale la politica non conta più nulla [ed ascolta dichiarazioni Sindaco];[leggi lettera prefettura]), della finta folta partecipazione della comunità alle manifestazioni operaie (perchè in realtà - come dicono gli operai stessi - la città non c'era, solidale si, ma divisa non certamente a metà).

giovedì 21 giugno 2012

ITALCEMENTI: UN ALTRO MESE ... SOLO PER CAPIRE SE I PROBLEMI LOCALI SONO LA GIUSTIFICAZIONE DI UNA SCELTA GIA' FATTA!


Riportiamo integralmente il recentissimo comunicato stampa della Regione Calabria. Il nostro commento  lo pubblicheremo nei prossimi giorni, agli esiti effettivi, ancora poco chiari, dell'incontro romano ... però questo comunicato, al contrario di quello pacioso e tranquillizzante di polici locale, tradisce una delusione che lascia sbigottiti e che non promette nulla di buono: 
è come dire, "Come? gli abbiamo promesso tutto e di più, come prima e più di prima e non è servito a spostare di un millimetro la scelta ... già presa? Vi facciamo veder noi se, dinanzi agli scenari del mercato internazionale, non contiamo niente!". 
E così, di fronte ad un Governo neutro ed ininfluente, ed all'azienda che consiglia agli operai di ritornare in fabbrica, ai nostri politici non rimarrà che sperare di poter vendere - entro il prossimo mese - la Calabria (Vibo ha già dato il porto, il petcoke, il cdr)... dove non solo si spenderanno tanti soldi (ci sono 1 miliardo e 200 circa milioni i fondi del piano per il Sud, c’è una disponibilità di fondi FESR per circa 800 milioni, da tre o quattro ospedali che dovremo costruire per oltre 450 milioni ... c'è pure la costruzione del Ponte sullo Stretto con le opere accessorie) ... ma sarà possibile farlo anche con pochi vincoli normativi!



mercoledì 20 giugno 2012

ITALCEMENTI: IL CIELO ORA E' GRIGIO ... NON PIU' NERO.


Ed ecco la prima news vibonese. Sembra manchi qualcosa (a parte le righe)... ma la pubblichiamo com'è estratta da zoomsud.it e da strill:it:

Si è conclusa la  riunione , programmata per questa mattina a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo economico, per affrontare il problema della chiusura dello stabilimento industriale della Italcementi di Vibo Marina.
Un importante incontro  nel corso del quale il direttore generale dell’area economica  del Ministero dell’Economia , ha,  di fronte ai  rappresentanti istituzionali nazionali, regionali e provinciali, ai  vertici della società Italcementi, ai sindacati di categoria nazionali, regionali e territoriali, alle Rsu dello stabilimento industriale di Vibo Marina, evidenziato l’importante delibera  approvata  dal consiglio comunale di Vibo Valentia, definendola  come .

ITALCEMENTI: DALLA CALABRIA SILENZIO, DALLA SICILIA LE INFORMAZIONI.


Visto che non è possibile ancora reperire notizie sulla sorte del tanto atteso incontro al Ministero dello Sviluppo Economico (?)  della nutrita delegazione vibonese, sulle sorti che attendono lo stabilimento di Vibo, cerchiamo di capire quali potranno essere  le decisioni prese, riportando le tante news che pervengono da Porto Empedocle (che condivide la stessa sorte di Vibo), in questi minuti.
Questo scarto cronologico tra i siciliani ed i calabresi, renderà interessante il confronto delle dichiarazioni che renderanno (appena pronti) ... daranno i nostri politici.
vele e 6x3 a sostegno dei lavoratori.


Italcementi, tavolo di concertazione a Roma, qualcosa si muove

"Nuova, seppur piccola, apertura da parte dell'Italcementi durante il vertice tenutosi stamattina al Ministero delle Attività produttive alla presenza, tra gli altri, della Rsu dello stabilimento di Porto Empedocle, dei rappresentanti di Filca, Fillea e Feneal e dell'Ugl, del sindaco di Porto Empedocle Lillo Firetto e della deputazione della Provincia.
Se le tematiche riguardanti gli ammortizzatori sociali sono state al momento accantonate, dato che non era quello il luogo deputato, da parte dell'Italcementi pare si sia manifestata l'intenzione di poter discutere, nei mesi a venire, del futuro dello stabilimento, sebbene non vi siano stati passi indietro sulla valutazione dell'attuale situazione di mercato.
Tre sarebbero nello specifico le problematiche riguardanti lo stabilimento di Porto Empedocle: la crisi del marcato, un non meglio specificato problema riguardante le cave e l'alto tasso di umidità delle materie prime. L'azienda, tra l'altro, durante l'incontro, ha riferito come, nonostante negli ultimi due anni abbia richiesto alla Regione Sicilia fondi straordinari per rilanciare le aree produttive, non abbia mai ricevuto risposta.

lunedì 18 giugno 2012

ITALCEMENTI: ONLINE IL BRUTTO DELIBERATO DEL CONSIGLIO COMUNALE, CHE VENDE FUMO AI CITTADINI E ALL'AZIENDA!!!


 Abbiamo atteso con trepidazione la pubblicazione online della delibera del consiglio comunale aperto di Vibo Valentia, con la quale - dopo ampia discussione, secondo le cronache dei quotidiani locali, si recepisce l'atto approvato in prefettura qualche giorno fa.
La trepidazione era tutta legata a capire quali "forti contenuti" conteneva il documento ufficiale, amministrativo, che sarebbe poi stato portato nei confronti diretti con l'azienda o nei tavoli istituzionali come grimaldello utile a scardinare la strategia economico-produttiva dell'azienda, che la porta oggi a chiudere la produzione e ad destinare l'area, le sue strutture ed i suoi uomini a semplice mulino di clinker e deposito di materiali vari.
Ebbene di quel deliberato ... SIAMO DELUSI. Molto delusi, talmente delusi che con difficoltà potremmo definirlo un documento amministrativo che possa produrre alcun frutto. Sia a favore degli operai che a favore di quei poveri illusi ambientalisti.
Per noi, che abbiamo letto delibere del nostro civico municipio, dell'800 o del 900, specialmente quelle convocate "aperte" alla cittadinanza ... beh! E' amara sorpresa, sia nella forma che nei contenuti. 
Ve la facciamo leggere integralmente, affinchè possiate apprezzarla voi stessi.[scarica pdf dall'albo online]

Ma a parte la delusione di ritrovarvi un testo che riporta malamente  tutto ed il  contrario di tutto, e che mette tra parentesi le competenze tutti i limiti dell'amministrazione (?) ... la delusione è non trovarvi alcun accenno al valore del nostro territorio; un territorio con molti settori produttivi, alcuni dei quali messi in secondo ordine, ai quali si pongono dei limiti rispetto ai bisogni attuali e futuri dell'azienda bergamasca.
Non capiamo perchè una premessa ed una conclusione ai punti dichiarati in deliberato, che paiono una resa totale ed incondizionata ad un nemico del quale non si conoscono le intenzioni, non sia stata posta!
Un deliberato così ... si presenta del tutto inutile a garantire una sorte diversa ... agli operai al pari di tutti gli altri cittadini.


Sarebbe stato utilissimo ribadire all'azienda che, in caso tenga ferma la decisione di chiudere la produzione l'amministrazione non avrebbe accolto altra destinazione alternativa! 


Sarebbe stato utilissimo ribadire che, in caso di rifiuto del riavvio della produzione e della riassunzione degli operai, l'amministrazione avrebbe rivisto tutte, proprio tutte - comprese quelle in itinere - le posizioni concessorie fatte in 70 anni all'azienda!

Con poche parole in più la Delibera 26 del 2012 avrebbe certamente ribaltato i rapporti di forza tra interessi dell'azienda azienda ed interessi del territorio!

Cosa costava ai nostri amministratori affermare in deliberato ... ad esempio, che in caso contrario avrebbero sostenuto finanziariamente l'idea cooperativistica degli operai?
Cosa costava deliberare che, ad esempio, si sarebbe preteso entro ottobre un piano di recupero e risanamento ambientale e riuso a fine pubblico delle strutture? cosa costava ribadire in delibera che si sarebbe altrimenti preteso che il Piano di Recupero, avrebbe dovuto vedere coinvolte esclusivamente le maestranze oggi vilipese nonchè tutte le ditte esterne per la sua realizzazione ...

Del resto, ad un uso diverso dell'impianto ... anche a fini turistico-culturale, si lavora da tempo, come rivela la pubblicazione "Le cattedrali del Mare", in cui su riflette su una possibile riconversione di alcuni insediamenti industriali, che hanno scandito i "templi laici del lavoro lungo il complesso confine tra terra ed acqua. Per ogni regione italiana si è scelto un esempio emblematico (Italcementi Vibo, per la Calabria) di questo intreccio, nel suo delicato equilibrio tra riconversione ed implosione, tra opere della natura e dell’uomo. Si è posta l'attenzione su tanti manufatti dimenticati ma anche sui sistemi culturali territoriali di riferimento". Insomma ... viste le aziende che hanno promosso quel percorso è facile dedurre che non poche guardino senza pregiudizi all'area industriale occupata dall'impianto, il quale probabilmente si potrebbe meglio valorizzare ... vendendolo!
La politica locale che fa, invece? Non immagina scenari diversi e con la solita cecità continua a vendersi il territorio ... con una bruttissima delibera. Brutta perchè è priva di una sola considerazione o proposta in grado di dare dignità e valore al territorio ed alla comunità vibonese!

In ogni caso, visto che tale deliberato avrebbe dovuto indirizzare ad un futuro contrario a quanto meriti tutta la comunità ..possiamo esclamare: per fortuna lo hanno partorito così, con questo modo così grossolano ed evidente di vendere fumo... proprio all'Italcementi!

venerdì 15 giugno 2012

ITALCEMENTI: CASSA INTEGRAZIONE? LA SCELTA FATTA ... E' L'UNICA ASSUNTA!


"L'azienda ha firmato con le organizzazioni sindacali un verbale in base al quale si prevede un percorso che, partendo dal ritiro della procedura di mobilità, porterà all’utilizzo di diversi e alternativi ammortizzatori sociali, al fine di contenere l’impatto sociale della chiusura degli impianti di Vibo Marina e Porto Empedocle. La decisione di cessare l’attività nei due impianti rimane confermata, non essendo cambiato il difficile quadro economico che ha portato l’Azienda ad assumerla"

Esito dell'incontro in Federmaco Confindustria a Roma del 14 giugno. 

Mentre aspettiamo i commenti della triplice, riportiamo i primi commenti della politica e dei sindacati. Tassone (Udc) Sangue (Ugl) ; Centrella (Ugl)

Per essere più completi nell'informazione però ... è il caso di approfittare di quanto rintracciamo su un altro blog, su questa drammatica vicenda, il cui lato occupazionale è drammaticissimo ... ma ancor più drammaticamente inquietante è l'atteggiamento dei protagonisti locali, che giocano con sorprendente leggerezza sulla pelle degli operai al pari di come fanno con la pelle dei cittadini.
Eh, si! Si perchè, tra le altre cose, scopriamo che quello che oggi ci viene venduto come risultato dell'attuale "lotta sindacale ed impegno politico" alla chiusura dello stabilimento, vale a dire la CIGS , in realtà risulta già decisa e firmata dal Ministero del Lavoro a maggio scorso, esattamente il 7/5/2012, con Decreto n. 65650(leggi il decreto online dal sito del Ministero) , e tutti ... e ancor più sindacati degli stabilimenti elencati ... ne erano al corrente! E questo dunque conferma quanto dice l'azienda, di non aver fatto alcun atto che non fosse già noto, smentendo così quanti ancora oggi affermano che la chiusura è un colpo a tradimento, a sorpresa!


Non possiamo dunque che riprendere l'articolo integralmente - del quale condividiamo interamente  il contenuto - segnalandovene il link, perchè gli spunti di documentazione e riflessione, meritano di essere conosciuti ed approfonditi! Ovviamente se queste cose dovessero trovare una autorevole (?) smentita, saremo pronti a chiedere venia, rettificare e rimuovere l'articolo. Ma, mentre dubitiamo che vi sia in giro ormai l'ombra dell'autorevolezza, ci poniamo un quesito grande come un "altoforno":  è ancora possibile l'etica della correttezza in questo territorio?

"La stampa, oggi, riporta che “da parte di Comune di Vibo Valentia, Provincia di Vibo Valentia e Regione Calabria è stata prospettata la possibilità che l'azienda ottenga il permesso di utilizzare il combustibile da rifiuto e la rivisitazione delle autorizzazioni per le attività estrattive all'acquisizione della materie prime e la riduzione delle limitazioni degli arrivi di nave che trasportano il carbone” (fonte: corrieredellacalabria.it). La stessa stampa riporta che anche le organizzazioni sindacali si dicono unitariamente d’accordo (fonte: ilquotidianoweb.it ). Mentre ieri il Governatore Scopelliti ha annunciato urbi et orbi che chiederà immediatamente un tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo economico”. 
Cosa vuol dire ciò?
Semplicemente, che ancora una volta si adotta la politica del fatalismo e del “caliamo le brache” e che lo si fa fino a mettere la rischio la pelle e la salute dei cittadini vibonesi tutti?
La trattativa sulla CIGS si è conclusa nel gennaio scorso e i sindacati lo sapevano, come si evince dalle rassegne stampa delle loro dirette organizzazioni sindacali (vedi qui). E il Ministero del Lavoro ha concesso la CIGS (firmata con decreto n.65650 del 7/5/2012) a partire dal 1 febbraio 2012 fino al 31/01/2013.  
Dov’erano le rappresentanze sindacali vibonesi? Non è, quindi, giustificabile la “caduta dal pero” delle rappresentanza sindacali, istituzionali e politiche vibonesi, visto che le stesse sapevano da oltre 5 mesi che sarebbe arrivata la “tegola”.
Questo porta, inevitabilmente, a fare delle considerazioni sulla reale capacità, di certi “sindacalisti” e certi politici locali, di rappresentare (realmente e lealmente) i lavoratori e i cittadini vibonesi: quali presunzioni si celano dietro un comportamento del genere? E, soprattutto, a chi giova?
La “vertenza Italcementi” di Vibo Marina appare chiaramente come la classica “polpetta avvelenata” che la Comunità vibonese dovrà ingoiare sotto ricatto. Solo che questa volta – a differenza di ciò che si vuole fare credere - il “ricatto” è endogeno, non esogeno.
Infatti, il “ricatto” non lo fa l’Italcementi (essa persegue i suoi interessi, magari con metodi rozzi, se si vuole, ma pur sempre legittimi), che si prende anche il lusso di “cazziare” le “istituzioni” locali praticamente dicendo loro che si potevano svegliare prima. Bensì le Istituzioni – pubbliche e private – che hanno la presunzione e la supponenza di “gestire” un territorio e il suo fragile tessuto economico con un’incoscienza amaramente disarmante.
Come si fa a dare fiducia a certi rappresentanti (politici e sindacali)?
Perché accettare di partecipare – palesemente dalla parte del torto, peraltro – a quella che, ogni giorno che passa, si trasforma in una guerra tra poveri e disperati?

Basta leggere la relazione al resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2012 (trimestrale) di Italcementi, per capire quali sono le strategie di sviluppo del gruppo: utilizzare le dismissioni in Italia, per fare investimenti in Bulgaria e India. In altre parole, delocalizzare. O, in alternativa, abbattere i costi di energia (ed incrementare gli utili) con attività di revamping (CDR, PFU, petcoke).

Il progetto ravamping (CDR, PFU e petcoke) è un progetto criminale per tutta la Comunità! Per capirlo, al di là delle annose inefficienze delle istituzioni e degli enti che dovrebbero tutelare la salute pubblica, basta leggere le relazioni e le “condizioni” poste  dall’Italcementi (e avallate da Comune, Provincia e Regione) per portare a termine il progetto. (Proprio su questo blog è stato coniata, a suo tempo, la definizione “Cemento Armato” riferita al progetto revamping CDR, PFU e petcoke all’Italcementi di Vibo Marina).
E se tale progetto non è stato ancora avviato, non si deve certo alle iniziative delle istituzioni e/o dei rappresentati politici e/o sindacali del vibonese, chiedendo precise garanzie per la tutela della salute pubblica. Si deve principalmente a quelle (in apparenza) poche persone che hanno cuore la salute pubblica e l’ambiente di Vibo Marina. Persone che s’informano e obiettano con argomenti concreti alle parole vane e meramente propagandistiche di chi è stato eletto per rappresentare gli interessi della Comunità tutta.

Per fortuna, la Calabria fa ancora parte dell’Italia. E in Italia vigono leggi sulla tutela della salute pubblica e ambientale, che hanno reso, fino ad oggi, inattuabile il “progetto revamping” (che – è bene specificarlo - non è altro che un inceneritore di ogni schifezza possibile e immaginabile, senza avere però le caratteristiche, i “filtri” e le “garanzie” di un inceneritore vero e proprio).

Infine, per chiudere il cerchio del ragionamento: a cosa serve il tanto proclamato “tavolo di crisi da aprirsi presso il Ministero dello Sviluppo economico”, di cui il Governatore Scopelliti ne ha annunciato la “immediata” richiesta, nei giorni scorsi? E’ troppo scaltro il “caro Beppe” – evidentemente, già in rampa di lancio per candidarsi al Parlamento nazionale nel 2013 -, per confondere il Ministero del Lavoro (che si occupa di CIGS) con il Ministero dello Sviluppo Economico. La sua non è una gaffe. Infatti, il messaggio è stato subito recepito dai sindacalisti e dai politici vibonesi, i quali hanno immediatamente avviato l’operazione di fine strategia “caliamo le brache”. 
Alta politica allo stato puro… Purtroppo, solita vecchia politica dell’emergenza. Quella “politica” che porta a gestire il tutto “in deroga”. 
Anche di quelle leggi che salvaguardano la salute pubblica e l’ambiente. Per questo, si chiede un “tavolo” presso il Ministero dello Sviluppo Economico: per superare i limiti imposti dalla legge (e non tenuti in nessuna considerazione dalle Istituzioni calabresi che a suo tempo hanno avallato il progetto revamping, con la scusa dell’emergenza rifiuti…) e ri-presentarsi candidamente agli elettori con l’ennesima operazione “re-virgination” truffa. A spese della salute e della dignità di tutta la Comunità vibonese.
Ma, del resto, da personaggi così “sensibili” e “responsabili cosa ci si può aspettare? In tutta questa messe di parole in libertà, da nessuno si è sentito esprimere un concetto semplice e dignitoso: Cara Italcementi, se decidi di andare sei libera di farlo, ma non prima di aver ripristinato e bonificato le aree che la tua attività ha inevitabilmente intaccato."


estratto da TimpaJanca

mercoledì 13 giugno 2012

ITALCEMENTI: ECCO IL DOCUMENTO SOTTOSCRITTO DA TUTTI IN PREFETTURA.


A futura memoria pubblichiamo integralmente il documento sottoscritto in Prefettura:

"Con la presente facciamo seguito alla comunicazione unilaterale della direzione Italcementi spa, che in data 8.6.2012 anticipava con raccomandata a mano ai componenti Rsu dello stabilimento di Vibo Valentia, l’apertura della procedura di messa in mobilità di tutte le maestranze con conseguente dismissione dello stabilimento.
Pertanto le scriventi organizzazioni sindacali di concerto con le Rsu dello stabilimento chiedono all’Italcementi spa l’apertura di un nuovo tavolo di trattative ritenendo prioritari alcuni punti per una successiva fase di contrattazione:


A) Il ritiro immediato del provvedimento consegnato in data 8.06.2012 e di conseguenza l’annullamento dei licenziamenti di tutte le maestranze e della relativa decisione di dismettere lo stabilimento di Vibo Valentia;


B) L’impegno da parte delle amministrazioni comunale e provinciale di Vibo Valentia con il testa il sindaco D’Agostino ed il presidente della Provincia De Nisi, e la disponibilità della Regione Calabria (come previsto dall’ordine del giorno del consiglio regionale del 11.06.2012) affinché da subito venga concessa l’autorizzazione per l’utilizzo del Cdr nello stabilimento di Vibo Valentia;


C) La rivisitazione delle autorizzazioni da parte delle amministrazioni comunali per quanto riguarda cava Monaca e le altre attività estrattive che riguardano l’escavazione della materie prime;


D) L’impegno da parte delle istituzioni locali sull’utilizzo del porto di Vibo Valentia Marina, attivandosi in tempi brevi ad evitare le limitazioni sull’arrivo delle navi che trasportano il carbone.

lunedì 11 giugno 2012

MAMMA ITALCEMENTI CHIUDE ... PER FAR RIAPRIRE AD UNA CONSORELLA!


Lo sciopero di oggi

Con un certo fastidio riportiamo un articolo uscito oggi su MilanoFinanza. Fastidio ... non certo per il suo contenuto, ma per quello che lascia comprendere. Nel leggerlo si comprende come ormai i veri interlocutori di quello che qui chiamano il "colosso del cemento" sono in realtà i mercati azionistici internazionali, ai quali è noto il "piano di riorganizzazione" italiano dell'azienda, più che ai suoi dirigenti e operai ... ed ancor più della nostra folkloristica politica.
I mercati ... sanno quello che non è stato scritto nelle lettere di chiusura inviata a Vibo ed a Porto Empedocle. Il colmo è che se lo sa il mercato lo sanno tutti ... e invece no: i nostri parlamentari, consiglieri regionali e comunali, sindaci e presidenti brancolano nel buio; "sarà difficile far ripensare l'azienda, visto che prima di chiudere non ci hanno fatto sapere niente!". In realtà i nostri politici (o i loro consulenti) semplicemente non leggono, altrimenti avrebbero saputo quanto gli analisti di banca scrivono da qualche giorno, con informazioni precise rispetto al futuro dei due stabilimenti: Italcementi li "chiuderà entro il terzo trimestre 2012 (... per) essere trasformati in centri di macinazione del clinker.
Dunque a settembre chiuderà la mamma Italcementi ... e, per fortuna dei lavoratori, aprirà una azienda-figlia consociata,  per produrre solo clinker.

Di questa "notizia" non c'è traccia nei giornali locali o nelle dichiarazioni di qualche politico. Tutti all'oscuro? Non lo sappiamo, certo non ci sarà da sorprendersi se nei prossimi giorni, leggeremo che la riapertura della fabbrica con una azienda consociata, e che seppur macinerà solo clinker... è stata possibile grazie ai "tavoli di concertazione" con le istituzioni locali, che son addivenuti alla soluzione grazie al politico tizio, caio e sempronio. Sarebbe grave ... e fastidioso, scoprire che localmente si inviano comunicati che lasciano intendere tutto e niente, mentre nel mercato finanziario gli analisti bancari conoscono tutti particolari del percorso di rilancio dell'azienda e dei suoi prodotti.
E così, mentre altrove al Nord ci si aggrega per far fruttare le azioni, al Sud si lascia lacerare nei conflitti intere comunità, magari in attesa dei modi, dei tempi o degli uomini giusti a cui far dare una notizia, quella della riattivazione dei mulini, che varrà un bel pò consenso.
Non spieghiamo altrimenti la disparità di trattamento informativo.
Tentando dunque di "disarmare" questa strategia ed evitare l'esacerbarsi del conflitto anche nella nostra comunità, vi riproponiamo  l'articolo per intero.
Lo facciamo anche per distrarvi educatamente dalla sceneggiata quotidiana di quanti sbandierano - come un vecchio disco incantato - che la colpa della chiusura non è dei mercati ma  dei soliti quattro frustrati ambientalisti, che rendono ormai all'azienda impossibile produrre cemento in questo contesto come sempre ... da decenni in attesa di ottenere la VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), la AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) o altre bazzecole di carta come queste, che come si sa ... da queste parti sono solo pratiche burocratiche fastidiose e costose. 

Italcementi, il mercato premia la riorganizzazione in Italia
Di Francesca Gerosa

Italcementi razionalizza le attività in Italia e a Piazza Affari guadagna oggi il 3,57% raggiungendo quota 4,12 euro. La società ha annunciato venerdì scorso a mercato chiuso che cederà a Colacem, quarto produttore italiano per capacità installata, una piccola cementeria ubicata in Toscana (impianto di Pontassieve).
Inoltre, chiuderà entro il terzo trimestre 2012 due cementerie di media dimensione che potrebbero essere trasformate in centri di macinazione del clinker. Infine, Italcementi ha anticipato che annuncerà un'altra operazione sempre in Italia (swap di asset?) entro la fine dell'anno.
"Il piano è volto a razionalizzare la struttura industriale, consentendo a Italcementi di affrontare in modo più efficiente l'attuale situazione economica e contemporaneamente mettere in atto una nuova produzione e un nuovo sistema di distribuzione in grado di assorbire la futura domanda attesa non appena il mercato italiano recupererà terreno", commentano stamani gli analisti di Banca Akros (hold e target price a 5,90 euro confermati sul titolo). 
In aggiunta, "Italcementi potrebbe introdurre altre misure volte a incrementare l'efficienza della sua produzione per adattarla alle nuove condizioni del mercato", precisano gli analisti della banca. "Anche se l'azienda non ha rivelato il prezzo di vendita dell'impianto di Pontassieve crediamo che questa mossa sia positiva sia per Italcementi, che sarà ridurrà i costi fissi, sia per l'intera industria italiana perché diminuisce la capacità di cemento".
Sono, insomma, i primi segnali di razionalizzazione del mercato italiano che vanno nella direzione di adeguare la capacità installata al nuovo scenario sui consumi, scesi dal picco di 45/46 milioni di tonnellate annue a circa 30 milioni. La notizia è quindi molto positiva, in particolare se verrà seguita da operazioni simili da parte di altri operatori di mercato.

Estratto da Milano Finanza del 11.06.2012

sabato 9 giugno 2012

CHIUSURA ITALCEMENTI: LA PRO LOCO DI VIBO MARINA ESPRIME SOLIDARIETA' AI LAVORATORI!


Uno dei tanti cartelli  scritti dagli operai
ed attaccati stamani ai cancelli della fabbrica.

Il Consiglio di Amministrazione della Pro Loco di Vibo Marina manifesta tutta la sua solidarietà ai lavoratori della Cementeria di Vibo Marina  giustamente preoccupati per il paventato ridimensionamento o chiusura dello stabilimento  Italcementi di Vibo Marina.

In un territorio per molte motivazioni fragile dal punto di vista sociale, culturale, economico, la perdita di ulteriori posti di lavoro  nell’area industriale vibonese   e nel suo indotto non può che preoccupare  ogni cittadino ed anche la nostra Associazione, ancor più perché si somma alla grave crisi economica del paese in una Calabria che tangibilmente sempre più è sofferente ed  isolata dal punto di vista geografico e politico.

La Comunità è chiamata a essere unita anche in questi momenti, consapevole della necessità di tutelare con forza  i suoi beni comuni  tra cui risorse del luogo, infrastrutture, lavoro, tradizioni di solidarietà ;   la politica e le istituzioni sono chiamati anche ad essere un laboratorio di idee e di progetti costantemente attenta a difendere quanto di buono è già presente nel territorio ed a non perdere le nuove opportunità di crescita, lungimirante nelle scelte per non compromettere lo sviluppo;  ricercare sempre un suo ruolo e strategie che diano  un peso contrattuale al territorio, anche nei tempi di globalizzazione, “anche quando  sembra non esserci più tempo e spazio”, per richiamare a scelte ponderate quelle  Società a cui si è concesso molto e che si vuol sperare, lontane da logiche di opportunismo o di ricatto morale, diano conferme positive alla città.


Per il Consiglio di Amministrazione della Pro-Loco
Dott.ssa Maria Rosaria Lagrotta
Comunicato stampa del  9 giugno 2012

CHIUDE L'ITALCEMENTI, MA SOLO PER PROFITTO: ORA DECENNI DI PROFITTI VANNO RESTITUITI ALLA CITTA' !

Le pagine de "Il Quotiano della Calabria" di oggi.
La grave crisi dell'edilizia ha prodotto i suoi effetti in tutti i settori dei materiali da costruzione, in particolare su quello del cemento. Tale situazione, che si protrae ormai da più di 4 anni, non è più sufficiente fronteggiarla con misure temporanee e parziali. Il costante e progressivo peggioramento dei volumi venduti ha assunto carattere di strutturalità ed una entità tale da richiedere un adeguamento della capacità produttiva installata già pesantemente ridotta in questi anni nella sua utilizzazione effettiva. L'intervento di razionalizzazione interessa prioritariamente gli impianti caratterizzati da andamento dei costi per materie prime o energetiche che non li rendono competitivi rispetto ad altri e che li collocano fra quelli che generano passività non ulteriormente sopportabili.
Tra questi impianti rientra la cementeria Vibo Marina, per la quale l'azienda è costretta ad attivare la procedura per il licenziamento per riduzione di personale e collocazione in mobilità per un numero complessivo di 82 lavoratori in forza presso la suddetta unità lavorativa. Al momento non sono previste attribuzioni patrimoniali eccedenti quelle di spettanza, nè è stato possibile reperire soluzioni alternative ai licenziamenti trattandosi di cessazione d attività.
Il difficile contesto in cui si è trovata ad operare la cementeria ha precluso soluzioni logistiche e normative che avrebbero consentito di mantenere un adeguato livello di competitività industriale. In conseguenza del quadro appena esposto l'impianto sarà chiuso entro il terzo trimestre dell’anno, e sarà attivata la  procedura di mobilità per tutto il personale.

Queste sono le parole dell'Italcementi. In soldoni, così come funziona oggi, lo stabilimento di Vibo Marina non è competitivo e lo chiudiamo. Si comincia col farlo nelle comunità più esposte al ricatto, prive di convenzioni ed obblighi che ne sanciscano la mission sociale con gli enti locali e regionali, nelle quali gli anni hanno dimostrato che è possibile far di tutto al minimo costo aziendale. In verità chiudono i due stabilimenti con le comunità più deboli, asservite ed al Sud, dove è diventata prassi non rispettarle!
Con questa strategia, ringraziando per la recente riforma sul lavoro che la consente efficacemente, si lancia un segnale al Governo, ricordando le soluzioni normative proposte ...e precluse.
L'assoluta doccia fredda subita localmente alla notizia della improvvisa decisione dimostra che il contesto ambientale conta ben poco, che nessuno localmente poteva in qualche modo influire sulle scelte da prendere, percui nessuno è stato consultato o informato in anticipo.
Siamo solidali, come sempre del resto, con gli operai (di ieri, di oggi e di domani) invitandoli a riflettere sulla marginalità nella quale la multinazionale del cemento ha relegato e costretto da sempre tutti noi ... grazie ai nostri soloni politici!
(Febbraio 2008. L'abbattimento delle torri degli anni '40)

C'è tempo fino a settembre per trovare una soluzione ... e senza genuflessioni, se la scelta non sarà rivista, diventerà ben più utile guardare in avanti e considerando che lo stabilimento è inserito nel centro del contesto urbano,  non potrà mai essere consentito si trasformi in un'area industriale dismessa al pari della Basalti Bitumi o tante altre! SE CHIUDE L'ITALCEMENTI E' SOLO PER NON PERDERE I SUOI PROFITTI.
Se la scelta aziendale è fatta, e non nasconde altre finalità legate a nuovi profitti ... è inutile perdere ulteriormente tempo.
Va rivendicato da subito un Piano di Risanamento e Recupero Ambientale - A TOTALE CARICO DELL'AZIENDA - delle decine e decine di ettari occupati dall'impianto, dai depositi e dalle cave, con l'impegno di occupare i dipendenti in tutte le attività da implementare a tale scopo!
Ma ovviamente ... succederà altro! Perchè è proprio per questo è stata scelta la fabbrica vibonese!

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