lunedì 15 dicembre 2014

TONNARA DI BIVONA: NOI CONTINUIAMO A SEMINARE SPERANZE ...


La Soprintendente Eichberg con noi ed i suoi collaboratori
dinanzi alla Tonnara di Bivona.

Questi ultimi 30 giorni sono stati davvero densi di speranza, confermando il valore ed i valori di quanti credono che un destino diverso e migliore sia possibile per la Tonnara di Bivona. 
Un mese di fatti positivi, che hanno avuto il loro epilogo con la graditissima visita della dottoressa Margherita Eicheberg, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, Margherita Eichberg, con la quale, accompagnati dall'arch. Filocamo, Funzionario di zona della stessa Soprintendenza, abbiamo potuto visitare la Tonnara e prendere contezza del valore e dello stato disdicevole dei luoghi. La Soprintendente non ha potuto che constatare il degrado che rende ancor più paradossale la vicenda della valorizzazione trentennale della Tonnara, assicurando il suo impegno a far chiarezza su quanto accaduto ed a fornire il suo apporto, per quanto compente alla Soprintendenza, ad invertirne l'attuale destino
Non abbiamo parole per ringraziarla ancor più per la disponibilità a ispezionare i luoghi nonostante indisponibilità del Comune di Vibo Valentia a fornirne le chiavi (cosa che noi in realtà prevedevamo, vista l'assoluta non conformità di azioni ed atti compiuti in questi anni dagli amministratori dell'ente). 
Nei giorni precedenti, grazie alla gratuita disponibilità di Francesco Ranieri, titolare del Pontile Carmelo di Vibo Marina, si era già riusciti a compiere un miracolo: riportare il "Caterina", il rimorchiatore dei barconi della tonnara, dentro la loggia.
E' stata una operazione delicata, che si è potuta realizzare per la caparbietà della Pro Loco di Vibo Marina e la disponibilità dell'arch. Donato.
Il 2015 si preannuncia dunque positivamente, il che consente di dare un peso diverso agli ostacoli che ancora si frappongono al definitivo salvataggio di questo bene monumentale, guardando al vantaggio della comunità tutta con più ottimismo.  
Noi continuiamo a seminare speranze ...

Ranieri, Rais Canduci e De Leonardo avanti il Caterina

Bulone prepara il Caterina
L'autogru sposta il Caterina dinanzi l'accesso alla Loggia

L'autogru sposta il Caterina dinanzi l'accesso alla Loggia


L'autogru sposta il Caterina dinanzi l'accesso alla Loggia


L'autogru sposta il Caterina dinanzi l'accesso alla Loggia

Ultime operazioni per mettere in sicurezza il Caterina

Ultime operazioni per mettere in sicurezza il Caterina


Ultime operazioni per mettere in sicurezza il Caterina

Ultime operazioni per mettere in sicurezza il Caterina

Si recuperano anche i grossi monconi di Sceri
Si recuperano anche i grossi monconi di Sceri


Il Caterina è interamente dentro la Loggia.




martedì 7 ottobre 2014

[LA TRAPPOLA MORTALE DI PIZZO] QUALE FU IL RUOLO DEL COMANDANTE BARBARA' NELLA CATTURA E FUCILAZIONE DI GIOACCHINO MURAT?

« (...) il ventiquattro andante mese di Luglio di questo corrente anno mille otto cento ed undeci, essendo comparsa verso l’ore quindeci fuori Briatico, seu Rocchetta una Fragata Inglese, la quale fino all’ore sedeci drizzò il camino per il golfo di Sant’Eufemia, indi poi verso l’ore diecedotto si ritrovava dirimpetto di Santa Venere di Bivona, ed appoggiò la prora a dirittura supra la detta Polacca, e subito gettò in mare tre lancie, una delle quali andò sopra la mentovata Polacca, e pose fuoco, essendo l’ore venti circa. 
In qual veduta, siccome in questa Marina si trovavano tre lancioni della divisione del Signor Barbarà, nonché Vice Scorridore del Signor Lo Prest, e Signor Luciano;li medesimi subito fecero vela andando contro le sudette lancie nemiche, ma in tanto l’altre due lancie Inglesi andavano a Terra di Santa Venere, facendo fuoco, perché ivi v’era una Barca nel lido, e come colà era occorso tanto la Truppa qui stazionata, che
la civica, ed altro ajuto di Monteleone, così a vicenda facevano fuoco, ed impedirono dette lancie nemiche a bruciare, o prendersi la barca di sopra denominata, per cui se ne ritornarono, ed andarono di belnuovo alla surriferita Polacca a porre, come posero maggior fuoco, e la Fregata Inglese si avvicinava alla dirittura di essa Polacca, la quale era accesa, e si bruciava per il fuoco avuto. 
In questo stato di cose tanto i lancioni del Signor Barbarà, che le denominate due Scorridore tiravano colpi di cannoni contro dette lancie, e contro la Fregata, e lo stesso facevano le lancie contro i Lancioni e Scorridore, essendovi un fuoco vivo, in qual fuoco la Fregata vieppiù si accostava alla Polacca per non andare niun legno a smorzare il fuoco, il Fortino di questa Marina tirò tre o quattro colpi di cannoni alla Fregata, allora la medesima Fregata essendo quasi l’ore ventidue tirò più colpi di cannoni a terra di Santa Venere dove era la sudetta Barca, truppa e civica, indi cominciò a tirare colpi di cannoni contro detti Lancioni e Scorridore, le quali da valorosi si difendevano contro la Fregata sudetta, la quale non si partì mai fino all’ore ventiquattro ad andare in alto mare con poco vento da terra, se pria non vidde bruciata per intera la sudetta Polacca, cosa notoria a questa popolazione».
Asvv, Notaio Rizzo Luigi Antonio (Pizzo 1808-1849), 26 giugno 1811, s. CCCVI, vol. 1579, f. 41

Leggere oggi, ad un giorno dall'anniversario dello sbarco di Murat a Pizzo, questo documento testimoniale, redatto il 26 giugno del 1811  da un  padrone di barca e controfirmato dal capitano Barbarà dinanzi al notaio Rizzo di Pizzo Calabro, mette i brividi.
Il documento rivela infatti  la presenza del capitano Barbarà (proprio colui che quattro anni dopo guiderà la piccola flottiglia di Murat nella trappola mortale pizzitana) nella cittadina Pizzo, audace ed attivissimo nella difesa navale del tratto costiero compreso tra Santa Venere e Pizzo, che nel pieno della sua autorità militare, rivendica in quell'atto parte del valore del carico salvato dalla incursione navale inglese.
Ma allora? Chi era veramente questo corsaro maltese la cui figura si perde nelle nebbie della legenda tragica? Vediamo di tracciarne, per quanto possibile, un breve profilo. La storia dell’ex corsaro maltese Vincenzo Michele Giacomo Barbarà nella Regia Marina comincia il 28 il giugno del 1806, data in cui il re Giuseppe Bonaparte lo ammise nella sua marina, col grado di Alfiere di Vascello ed una gratifica di 1.200 franchi, due giorni dopo il decreto con il quale riorganizzava l’organico degli ufficiali del corpo.
Così l’ex corsaro maltese fece il suo ingresso nella Marina Napoleonica, assumendo il comando delle cannoniere di Salerno.
Il suo operato fu ritenuto sempre audace e questo fece spesso soprassedere a una condotta poco incline al rispetto delle norme. Il suo nome compare tra gli ufficiali superiori insigniti, nel febbraio 1808, della Croce di Cavaliere, entrando così a far parte del nuovo ordine delle Due Sicilie, nonostante fosse un Tenente di fregata.
Il 23 novembre del 1808,  infatti, il Barbara venne inviato dal Murat, con tutta la sua divisione, al comando delle Cannoniere di Reggio, con una sezione e 4 scorridore di rinforzo e la promessa di un premio di 2.000 ducati, se avesse intercettato la corrispondenza nemica tra Messina e Palermo. 
Furono le azioni di Barbarà a difesa delle coste salernitane che gli valsero il nuovo incarico nella difficile terra di Calabria. Il «Monitore Napoletano» del 22 ottobre 1806 scriveva che 30 cannoniere erano uscite da Castellammare e l’8 novembre citava il Barbarà per aver difeso la sua squadriglia a Policastro. Il 13 agosto del 1807, per il genetliaco della regina Carolina, le cannoniere borboniche di Capri sfidarono la linea inglese ancorata nel porto di Massa. Secondo il «Monitore Napoletano», Barbarà comandava la «divisione feluconi da guerra» a Castellammare. Nell’ottobre di quello stesso anno vi furono incidenti a Salerno per la leva forzosa di 25 marinai fatta da Barbarà e in novembre una rissa a bordo della cannoniera n. 49 tra i marinai imbarcati e i soldati svizzeri, accusati di contrabbando.
E in Calabria le sue gesta non furono meno clamorose. Il 24 luglio 1811 con 2 cannoniere di Scilla e le 2 scorridore respinse 4 navi inglesi a Bivongi (Rc). A fine agosto del 1811 si buttò all’attacco di un convoglio di 10 feluconi scortati da 7 lancioni e 6 scorridore, perdendo la cannoniera n. 50, che, colpita dagli inglesi, affondò nello scontro. Il 15 settembre 1811 Barbarà, con 3 cannoniere sostenute da un reparto del 4° di linea, ingaggiò un combattimento con superiori forze navali nemiche, impedendo loro di effettuare uno sbarco. In settembre e ottobre gli inglesi attaccarono due convogli in transito sotto Positano: in entrambi i casi furono respinti dalle cannoniere di scorta di Barbarà.
Di scorta con 10 scorridore a un convoglio diretto a Pizzo, il 16 aprile del 1812 Barbarà respinse un attacco nemico sotto la batteria Cirella, catturando tre unità nemiche (sciabecco, feluca e leuto armato) con 5 pezzi e 61 uomini; il 25 luglio scortò incolume un altro convoglio sino a Napoli.
Ancora il «Monitore Napoletano» del 22 giugno 1812 dà notizia che la divisione Barbarà era rientrata a Pizzo da una crociera di ventidue giorni con una preda inglese fatta sotto Policastro. Il 10 luglio parte da Pizzo con le navi Achille, Gallo e il Wagram, con la corsara Fenice per partecipare al combattimento del 27 luglio davanti la città di Reggio, facendo come preda un legno inglese.
Alla luce di questi atti e notizie, è certamente da rileggere il ruolo interpretato dal Comandante Barbarà nella vicenda dello sbarco e cattura del re Gioacchino Murat nella marina di Pizzo.
E' indubbio dunque che egli frequentasse il vibonese tra il 1808 ed il 1812, con un ruolo sociale tutt'altro che marginale. Tale ruolo lo portò certamente ad intessere relazioni ed amicizie con le autorità e la borghesia locale, con tutta l'influenza dovuta all'essere Comandante di un gruppo militare marittimo d'occupazione, autorizzato a difendere ed a compiere atti di requisizione e pirateria verso i convogli inglesi diretti in Sicilia.
Tale ruolo, conoscenze e competenze nel conoscere a menadito la realtà calabrese (e vibonese in particolare), quanta parte ebbero nella scelta di Pizzo come piazza di sbarco, ed ancorpiù, quanta parte ebbe nella scelta di abbandonare Murat su quel lido?
Comandante della nave S. Erasmo, sulla quale era imbarcato lo stesso Murat e il suo stato maggiore, raggiunse la costa napitina l’8 ottobre 1815, costa e territorio dunque a lui ben noto, così come ben noti dovevano essergli funzionari e nobili dell'Università di Monteleone, visto il ruolo svolto nell'organizzazione della difesa costiera calabrese, che oggi potremmo assimiliare a quello di un attuale Comandante di Capitaneria.
Il convoglio navale partito il 28 settembre 1815 dalla Corsica, disperso dal maltempo, si ridusse a due sole navi, e il Barbarà convinse il Re a far sosta a Pizzo, dove il Murat sbarcò al posto del Barbarà proprio perché si rifiutò di consegnargli il passaporto austriaco. Quando il Murat raggiunse la cittadina, la situazione precipitò a tal punto che, per evitare l’arresto, il gruppo francese ritornò verso la marina, scoprendo però che la nave del Barbarà aveva ripreso il largo.
E' indubbio che la fuga del delle due navi, il S. Erasmo e del Volteggiante,  facilitò non poco l’arresto di Murat, che il 13 ottobre 1815 vedrà la morte sugli spalti del Castello di Pizzo.

Certo, mettere in luce la vicenda personale del Barbarà non cambia nulla sulla sorte finale del povero Murat, ma pone alla riflessione, in maniera pressante, un dubbio storico sulla vicenda. Capire se sia stato semplicemente un codardo traditore "dell'ultimo minuto" (più interessato a salvare la pelle ed il "tesoro" di Murat, rimasto a bordo del S. Erasmo) o un traditore consapevole "sin dall'inizio" della spedizione (interessato cioè ad essere parte attiva, in solido con altri, di un progetto regicida) non è poca cosa.

Rileggere il suo comportamento con la consapevolezza del fatto che in Calabria, e proprio tra Pizzo e Vibo Valentia, non fosse un anonimo militare é estremamente importante.
Anche sapere ulteriori particolari su cosa accadde al Barbarà dopo la fuga di Pizzo e l'abbandono di Murat al suo mortale destino, non è poca cosa.
A saperlo contribuisce  una minuta scritta da Vincent Cecconi di Bastia, comandante della sesta feluca (la Volteggiante, adibita a portaordini), della spedizione di Murat ed indirizzata al Generale Franceschetti, che troviamo pubblicata nelle sue memorie.
La testimonianza del Cecconi, che rivela che il S. Erasmo il giorno dopo, mentre era diretto verso la Sardegna, divenne preda di pirati barbareschi, che catturatili e perquisita la nave, li rilasciarono dopo aver preso mille franchi a Barbarà e circa 160 franchi dell'equipaggio.
Dunque, convinti che la perquisizione della banda barbaresca della nave non sia stata approssimativa, si più tranquillamente affermare che nessun tesoro appartenente a Murat era rimasto a bordo del S. Erasmo.

Ma riportiamo il testo integrale, in francese, del Comandante Cecconi:

"Le 28 septembre 1815, me trouvant à Ajaccio , avec ma felouque nommée la Voltigeante, de vingt-deux hommes d'é quipage, je fus nolisé par le général Franceschetti , ponr la somme, de six mille francs , prix convenu avec les autres ba teaux qui devaient composer le convoi de l'expédition du roi Joachim ; le général Franceschetti ordonna au commandant Poli de me remettre suivie-champ deux mille francs, ainsi qu'avaient reçu les autres , et de me comprendre sur le rôle ; mais ce dernier, me remit seulement mille francs, disant qu'il n'avait pas d'autre somme à sa disposition, et que les cinq mille restant me seraient remis à mon retour en Corse. Le même jour nous mîmes à la voile dans le Golfe d'Ajaccio , vers minuit, sous les ordres du capitaine de frégate baron Barbara, Maltais d'origine; après neuf jours de navi gation, le 8 octobre, au soir, nous approchâmes de terre à la distance de quatre lieues environ du parage de Paola en Calabre; mais , le vent soufflant de terre, il nous convint de lou voyer pour nous maintenir sur ledit parage, d'après les ordres de notre commandant. Vers la fin du jour , le commandant donna des ordres par signaux et nous défendit d'en faire aucun par le moyen des fanaux , afin de ne pas être découvert de terre ; que pen dant la nuit nous devions nous tenir au même parage, etpour être toujours réunis , nous devions faire de frëquens signaux avec des briquets ; mais, vers minuit, le vent de terre s'étant renforcé, le convoi se dispersa, et il n'y eut que ma felouque qui ne s'éloigna pas diï commandant. 
Le 7 au matin nous nous trouvâmes à peu de distance de Santo Lucido en Calabre ; le vent s'étant calmé et ne pou vant apercevoir aucun des bateaux du convoi, le comman dant s'approcha de terre, et jeta l'ancre tout près de Santo Lucido, et étant au mouillage, il me fut ordonné de partir de suite pour aller à la découverte de nos conserves.  Me trouvant à quatre lieues de distance , je découvris une voile de la quelle n'étant approché, je reconnus être une de celles qui faisaient partie du convoi ; lui ayant demandé si elle pouvait me donner des nouvelles des autres , elle me répondit que le temps les avait dispersées pendant la nuit , et que depuis Iofs elles ne s'étaient plue vues. Ayant trouvé à bord le chef de bataillon Courrand, avec les autres officiers et une cinquantaine de soldats, je lui donnai l'ordre de me suivre , et je les conduisis au milieu du mouillage où se trou vait le bateau du roi.  Aussitôt son arrivée, Courrand s'embarque sur le bateau de sa majesté , et peu d'instans après , deux officiers en firent autant. Le général Franceschetti , après avoir conféré avec le roi, les interrogea , mais j'en ignore le résultat. La nuit étant survenue , nous mîmes tous les trois à la voile ; Courrand s'embarque de nouveau sur son bateau , à l'exception des deux officiers. Le commandant Barbara remor qua le bateau de Courrand et longeant la côte ; vers minuit étant arrivés sur la Mantea , pour prendre terre, le bateau du chef de bataillon Courrand coupa la remorque sans qu'on s'en fût aperçu, il prit la fuite. 
Nous fûmes tous éton nés d'une action si vile. Ayant continué notre route, nous nous trouvâmes le matin du 8, à la pointe du jour, sur la pointe du Pizzo, vers la quelle nous nous dirigeâmes , et nous allâmes ancrer; au moment où le roi et sa suite débarquaient, le commandant Barbara le pria de me laisser à bord , parce que je lui étais nécessaire ; le général Franceschetti m'ordonna au nom du roi, de rester à bord, aux ordres dudit commandant.  
Environ trois quarts, d'heure après le débarquement, plusieurs coups de fusils s'étaient fait entendre. 
Le commandant Barbara m'ordonna alors de remorquer son bateau , et de nous éloigner de terre à force de rames , et, pour être plus en sûreté, il monta sur ma felouque ; il fit monter son domestique au haut du mât avec une lunette , pour reconnaître ce qui se passait à terre ; mais ni l'équipage ni moi ne pûmes rien com prendre , ni aux interrogations , ni aux réponses , qui étaient en langue maltaise.  Lui ayant demandé ce que c'était que les mouvemens que-la gai'de apercevait , le commandant Barbara toie répondit que c'était une grande quantité de gens ( Cette quantité de monde qui descendait pour armer des cha loupes pour attaquer Barbara , c'e'tait le roi Joachim qui , e tant arrive au rivage avec ses officiers , faisait de vains efforts pour lancer à la mer la barque qu'ils avaient saisie et dans laquelle on avait place le roi.) qui descendaient vers le rivage pour armer des chaloupes coursières pour venir nous attaquer, et nous pria de faire force de rames pour nous éloi gner. 
Un quart d'heure après environ , le fort tira sur nous deux coups de canons, dont les boulets tombèrent à peu de distance de nous ; peu de momens après on vit sortir deux chaloupes venant sur nous à force de rames, et qui nous pour suivirent jusqu'au coucher du soleil ; en ce moment le fort ayant tiré un coup de canqn à poudre , elles virèrent de bord et cessèrent de nous poursuivre. La nuit s'étant obscurcie, le commandant Barbara remonta sur son bateau , fit changer de route en prenant sa direction pour la Sardaigne; arrivé au milieu du canal, entre la Calabre et la Sardaigne, nous fûmes arrêtés par un corsaire barbaresque qui visita toutes nos malles, après en avoir brisé les serrures; et dans une malle fut pris un sac, que le capitaine Barbara nous dit contenir mille francs ; le corsaire nous ayant retenus avec lui deux jourset une nuit , il nous relâcha en restituant au bord du comj mandant nos malles , nos valises , et le sac d'argent ayant été compté en présence du rhais et de l'équipage il n'y fut trouvé que huit cent soixante-dix francs , et l'on disait que ce qui manquait avait été pris par un matelot du bord. 
Le commandant Barbara sachant que je n'avais eu que mille francs , me remit cette somme.  Ayant continué notre route , nous arrivâmes à Bastia le 20 octobre, où il fallut faire une longue et dispendieuse quarantaine , pendant laquelle je fus obligé de dépenser cette somme et en outre quatre cents francs de ma poche , comme il en résulte de mon compte.  
D'après cette narration véridiquè et sincère , ayant fait mon devoir, je prie M. le gouverneur d'ordonner à MM. Franceschetti et Poli de me payer ce qui m'est dû."
Bastia, le 6 février 1818. Vincent Cecconi. 

Maggiori approfondimenti, in "Il porto ritrovato. documenti e atti per la storia del porto di Santa Venere" di Antonio Montesanti, Rubbettino, 2012.
Le foto dello sbarco di Murat, sono estratte della pagina facebook del Gruppo Storico Gioacchino Murat


mercoledì 25 giugno 2014

AGOSTO 1943. PORTO SANTA VENERE ... TRA BOMBE E CANNONATE.

Motosilurante 530 nelle acque del porto.
Seguiamo oggi, grazie al rapporto di missione steso dal S. Tenente di Vascello Giuseppe Presti, la storia delle due motozattere che risultano affondate nel porto di Vibo Valentia nell'agosto del 1943, ed esattamente la M.z. 701 (affondata l'11 agosto 1943, alle ore 02,00) e la M.z. 790 (affondata il 17 agosto 1943, alle ore 01,07). La prima unità era comandata dal S. Tenente di Vascello Luigi Montanari, anni 22; la seconda proprio dal S. Tenente di Vascello Giuseppe Presti, anni 23.
Partite da Castellammare di Stabia il giorno 8 agosto alle ore 6,30 dovevano dirigersi a sud, in Calabria, seguendo l'itinerario Castellammare di Stabia - Bagnara - Vibo Valentia per trasporto viveri, materiali e munizioni. Erano a Castellammare per lavori presso il cantiere navale di quella città. A quella data, la Sicilia era già quasi interamente in mano agli Anglo-Americani.
Ma seguiamo l'avventuroso viaggio per mare direttamente dalla fotocopia del "Rapporto di missione" compilato dal S. Tenente di Vascello Giuseppe Presti, Comandante della M.z. 790, in quella circostanza Capo convoglio, che tra l'11 ed il 17 agosto del '43 sarà testimone del costante bombardamento aereo e navale del Porto di Vibo.

Rapporto di missione

"08.08.1943 (...) Mollo gli ormeggi. Cielo sereno, mare forza 2. Vento di Maestro. 

07008. La MZ 701 ormeggiata a Sejano molla e mi segue. Vengono seguite le rotte date dall'ordine di operazioni. 

100008. Un aereo tipo Locked P 38 esce dalla gola del monte sovrastante Amalfi a 2 mila metri dalla nostra prora, poi rapidamente inverte la rotta e ritorna sui monti. Ritengo l'aerea in servizio di ricognizione e per contromisura faccio intensificare la vigilanza tenendo tutto il personale a posto di combattimento, e faccio aumentare la velocità di un nodo.
Scheda tecnica della MZ 790
130008. Siamo sorvolati da una grossa formazione nemica di cui percepiamo il rumore ma che non riusciamo a vedere.
Nella rada di Sapri. Ordino che sia dato fondo sotto il picco della Montagna Grande.

070009. Come da ordini di operazioni salpiamo e dirigiamo per Sud. Cielo sereno, mare forza due, vento da maestro.

163009. Siamo sorvolati allo Zenith da una grossa formazione di bimotori nemici da bombardamento presumibilmente del tipo Whiwort "Whitley", scortata da numerosi bimotori Lockheed P.38, provenienti al sud, e che fa un largo giro su Capo Suvero, sganciando bombe sulla piana dell'Angitola e ritornano poi verso sud. Dò ordine di accostare verso terra e di non molestare la formazione astenendosi dallo sparare sebbene la caccia di scorta ci passi a distanza di tiro. Quando lo formazione non è più in vista, do ordine di riprendere lo rotta. 

183008. Alla banchina di Vibo Valentia. All'infermeria locale lascio il P.M. Rondinelli Guido che si è ferito all'indice della mano destra con la mitragliera durante un posto di combattimento. Durante tutta la notte aerei bombardano e spezzonano la costa del Golfo di S. Eufemia fino a poche centinaia di metri dal porto.

080010. Secondo ordini di operazioni scosto e dirigo verso sud.

093510. A cinque miglia a sud di Capo Vaticano si sente rumore di aerei in direzione della costa.

093710. Compaiono rapidamente dalla parte del sole 7 aerei nemici del tipo Brewster (Buffalo) che fanno una breve picchiata e poi sganciano.  Le bombe cadono a distanza di pochi metri dalla prora della MZ e di pochi metri dalla poppa della mia MZ.

11010. Da due miglia a sud assisto al bombardamento di una nave ospedale da parte di Lochked P38 che avviene al traverso di Gioia Tauro.

111810. Uno di questi aerei lascia il suo obiettivo, dirige verso la nostra poppa e giunto alla distanza di mille metri con tutte le sue armi prodietre, che posso distinguere nettamente col binocolo, inizia il mitragliamento che dura una trentina di secondi. Il fuoco della mitragliera di poppa puntata dal Cann. Mazzeo Antonio ha subito centrato e l'aereo si allontana verso il largo facendo fumo. Ci viene poi comunicato dal semaforo di Capo Barbi l'abbattimento dell'aereo. Il mitragliamento produce danni lievi allo scafo e ferisce il sergente M. N. Polidori Mario con schegge alla gamba sinistra ed ad un ginocchio.

124010. Considerando la situazione di intensificata vigilanza aerea nemica, invece di recarmi direttamente sulla spiaggia di Bagnara, ordino anche al sezionarlo di arenarsi sulla spiaggia di una piccola insenatura sotto il dirupo a mezzo miglio a nord di detta località. La mia unità è arenata da pochi minuti, la MZ 701 sta dando le cime a terra quando compaiono dalla Montagna 7 Buffalo che picchiano e sganciano. Le bombe cadono a pochi metri dalla poppa delle due unità e sulla montagna. La pioggia di pietre e di massi che cadono dalla montagna feriscono il nocchiere Bergantim Sante ad un ginocchio, il Cann. Farina Giovanni al piede destro, RTF Centelli William ad un tallone ed il Cann. P. Fella Armando ha lesioni interne dovute allo spostamento d'aria. I feriti dal mitragliamento e dalle ultime bombe vengono subito portati al posto di soccorso sotto la galleria FF.SS. dove si svolge la vita del luogo a causa dei continui bombardamenti.

135010. Nuovo attacco di 7 Buffalo, senza conseguenze.

133010. Altri 9 Buffalo picchiano e sganciano. Una bomba cade ad un metro sul fianco sinistro del MZ 701 e produce squarci e schiodature all'opera viva e numerosi fori sul fianco.

170010. Altro attacco di 7 Buffalo senza conseguenze. La MZ 701 comincia ad allagarsi. Vista la impossibilità di scaricare le macchine, di rimanere in quel posto di ormeggio nè in quelli vicini e considerato il bisogno di assistenza della MZ 701, il Capo Gruppo MZ di Bagnara ordina di aspettare la notte, salpare e riparare a nord.

213010. Nel caso che lo sbandamento assumesse proporzioni pericolose, ordina al Comandante di gettare a mare il carico di munizioni, intanto di proseguire a velocità ridotta, 5 nodi.
040011. Siamo davanti al porto di Vibo Valentia. Ci avviciniamo alla spiaggi, diamo fondo per aspettare la luce del giorno per entrare i porto.


Una MZ classe 700 in navigazione
063011. Entriamo in porto.

080011. Lo sbandamento della MZ 701 raggiunge una trentina di gradi ed allora in accordo col locale Comando Marina ordina all'unità di arenarsi in spiaggia e di procedere allo svuotamento delle cale e sentine allagate per mezzo di pompe a mano, non essendo in porto alcun rimorchiatore efficiente ed essendo a Catanzaro la più vicina Stazione di Pompieri. L'indefesso lavoro eseguito con il personale di bordo delle 2 MZ nonostante la continua minaccia di aerei che sorvolano il nostro cielo, dopo un'intera giornata non da risultati soddisfacenti. Propongo al locale Comando Marina la discarica dei viveri della MZ 709 per due ragioni: per far posto nella stiva onde accogliere le munizioni della MZ 701 che risulterebbe alleggerita e per favorire le Forze Armate e la popolazione che de difetta. Il Comando Marina da ordine in questo senso. Intanto con mezzi messi a disposizione dallo stesso Comando Marina mi metto alla ricerca del nuovo gruppo che doveva essere costituito a Bagnara e che mi era stato riferito essersi spostato più a nord, per decidere circa la discarica del materiale del suddetto Gruppo. Mando anche il S. T. V. Montanari a Tropea e nei viciniori paesi della costa, ma senza risultato.

093011. Mi affianco alla MZ. 701 e con il personle di bordo sotto allarme continuo per il passaggio di aerei inizia il trasbordo delle munizioni, che dura tutta la giornata.
083013. Salpo e mi areno di nuovo in spiaggia un poco più discosto dalla MZ 701 e con il personale a bordo comincio a scaricare le munizioni sulla spiaggia. Durante il giorno gli allarmi sono frequentissimi e le bombe cadono vicino al porto, cosicchè lo sbarco procede molto a rilento. Prevedo ci vorranno almeno due giorni per liberare solo la metà della stiva essendo l'altra metà ingombrata dalle macchine che le opere portuali di Vibo non permettono di scaricare, per il loro peso e per il loro volume. Intanto cinque persone dell'equipaggio sono ricoverate all'Ospedale di Vibo: il sergente M. N. Polidori Mario, il sergente nocchiere Berganti Sante, il Cann. O. Chiozzi Giovanni, il Cann. O. Farina Giovanni, il nocchiere Lombardo Giuseppe.

220013. Inizia un furioso bombardamento della costa limitrofa a Vibo e spezzonamento e mitragliamento dell'unità in porto. Ordino al personale di bordo di rifugiarsi nella galleria delle FF.SS.

020014. Inizia il cannoneggiamento navale di medi calibri. Durante l'intervallo ci accorgiamo che la MZ 702 colpita è saltata in aria.
Termina il cannoneggiamento e incomincia di nuovo il bombardamento che continua fino alle ore 040014.

080014. Per ordine del Comando Marina mi decentro con la MZ arenandomi in una piccola insenatura per aspettare la sera per partire alla volta del nord. Durante tutto il giorno lo spezzonamento ed il mitragliamento del porto. La mia unità ha avuto molte bombe e proiettili coplita all'opera viva man mano si appoggia sul fondo anche la poppa.

180014. Tento di farmi tirare fuori facendomi rimorchiare da una MZ alleata, ma invano. Decido di pompare acqua e di scaricare munizioni. Questo lavoro dura sino a sera

220014-001515. Dura il cannonegiamento navale di medi calibri. Tutto il giorno 15, nonostante l'opprimente situazione aerea sul cielo di Vibo, contimuiamo a lavorare per poter tirare fuori la MZ.
180015. Una bomba sganciata da un Locked P.38 cade a poci metri dalla poppa sinistra della mia MZ. e produce altre falle. Pensando ad una operazione di sbarco molto prossima, il giorno 16 decido di iniare al Comando Flottiglia quasi la totalità del personale di bordo e di tenere con me il minimo indispensabile per continuare i lavori di salvataggio dell'unità o renderla inservibile in caso che il nemico si avvicinasse. Tutto il giorno 18 si lavora sotto allarme, e già lo svuotamento della stiva era quasi ultimato. Rimanevano 10 tonnellate di munizioni e le macchine. Già aumentata la risacca ci avrebbe aiutato ad uscire dall'insabbiamento quando un furioso bombardamento ci costringe a smettere il lavoro. Il bombardamento dura tutta la notte.


Particolare della TOWN PLAN OF VIBO VALENTIA MARINA,
redatta dalla Army Map Service, US ARMY nel 1943.
Prodotta dal Vice Ammiraglio Sir John Edgell, KBECB Hydrographer 

005017. Vedo la mia MZ colpita a prora estrema da uno spezzone incendiario. Io insieme al S. E. Can. P.S. Rattagi Eraldo e al S. C. M. N. Cecconi Daniele mi getto a nuoto, raggiungo la poppa, recupero la bandiera e la porto a terra. Ci rifugiamo tutti nella galleria.
010017. Inizia il cannoneggiamento. Non si sa se per il dilagare dell'incendio o se colpita da un proiettile navale, alle 010717 la MZ salta in aria.
Segnalo l'esemplare comportamento del Sergente M. N. Polidori Mario, che benchè ferito alla gamba continuò il suo servizio ricusando le cure e medicazioni fino a quando non si ristabilì la calma. Il sergente nocchiere Berganti Sante che nonostante avesse una grave contusione al ginocchio stoicamente chiede di continuare il suo servizio. Il sergente cann. Monticelli Mario, per la sua ammirevole serenità, coraggio, freddezza e sprezzo del pericolo durante il combattimento. Il S. C. P. S. Rattagi Eraldo e il S. C. M. N. Cecconi Davide che dopo aver dato tutti se stessi per il salvataggio dell'unità, volontariamente si slanciavano dietro al loro comandante al savataggio della bandiera. Il Conn. Mazzeo Antonio, per l'abbattimento del bimotore nemico. 
S.T.V. Giuseppe Presti"

La scoperta di questo interessantissimo rapporto di missione, tra i documenti della Marina Militare,  la si deve allo studio ed alla passione dell'Ammiraglio Piro Michele, che pubblicherà questo episodio nell'articolo "La nostra storia. Le Motozzattere affondate nel 1943 nel Porto di Vibo Marina", per la rivista "Monteleone" diretta con passione da F. Muscaglione, nel giugno 2013.

venerdì 6 giugno 2014

TONNARA DI BIVONA: LA SITUAZIONE DIVENTA SEMPRE PIU' TRAGICA!

Nei giorni scorsi abbiamo scritto alla Presidenza della Repubblica segnalando la paradossale vicenda della Tonnara di Bivona.
Chi ci segue immagina come abbiamo argomentato la nostra richiesta d'intervento. Eccovi la risposta:







L'interesse del Prof. L. Godart è sincero, ma trascura di considerare che essendo un compendio demaniale marittimo, nessun intervento è possibile tramite la Regione Calabria se il Demanio stesso ignora e disconosce il valore culturale e storico del bene oggetto di tanti e troppi soprusi.
Tant'è che proprio recentemente la Regione Calabria ha definitivamente revocato un finanziamento di 135,000 euro concesso al Comune per ulteriori lavori di recupero dell'edificio storico.



Nel frattempo dobbiamo proprio ad una interpellanza presentata dal Consigliere Comunale Giovanni Russo, la definitiva chiarezza sullo stato di possesso della Tonnara di Bivona: il Comune non ne è proprietario ("l'immobile oggetto dell'interrogazione, denominato Tonnara di Bivona, non appartiene al patrimonio immobiliare comunale, afferisce infatti al Demanio Pubblico dello Stato") nè in questi anni non lo aveva mai avuto (come non lo ha attualmente) in concessione dal Demanio ...  nè potrà mai averla se non ne certifica l'agibilità e la sicurezza!




Dunque la situazione ... più tempo trascorre e più diventa tragica! Il destino della Tonnara di Bivona, oggi più di ieri è a rischio ...




lunedì 2 giugno 2014

Post non disponibile

In seguito a un'istanza legale ricevuta da Google, abbiamo rimosso questo post. Se lo desideri, puoi consultare ulteriori informazioni sulla richiesta all'indirizzo LumenDatabase.org.

martedì 15 aprile 2014

CASTELLO DI BIVONA: LUCI SU UNA OCCASIONE SPRECATA!

Pare che la visita della Missione di Audit della Commissione Europea del 7 aprile scorso sia andata benissimo. Le perplessità ed i timori della vigilia sono scomparse non appena si è avuto conferma che le carte erano a posto. Tutto quadra. Nonostante i lavori siano terminati da più anni e il castello non sia mai stato fruito ne dalla comunità europea ne da quella locale. Nonostante un paio di lampade dei lampioni siano scomparse. Nonostante siano scomparsi i due container della Biglietteria/Accoglienza e Servizi Igienici (vedi nostra segnalazione dei giorni scorsi).
Le ragioni di temere quanto meno uno scappellotto per l'abbandono in cui si trova l'area c'erano tutte, ma pare siano scomparse tutte quando, dopo aver percorso il tratto che conduce all'accesso mai fruibile del Castello, pronunciando dei "but" ... o dei "well" alternati a silenziose pause ansanti, una voce proveniente dal folto gruppo dei commissari istituzionali aggiunse: "But Sirs at least turn on the lights at night ... with the lights on will prevent you steal even the castle!!!".
Una risata generale ha suggellato quell'attenta verifica.
E' da quel pomeriggio infatti ... che il Castello di Bivona è illuminato, come mai.


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martedì 8 aprile 2014

[TONNARA DI BIVONA] ESPOSTO PUBBLICO CONTRO IGNOTI PER OMESSA CUSTODIA.

Oggi, 8 aprile 2013 alle 12,00 la Loggia della Tonnara era aperta. Un rapido giro interno per accertare la presenza di qualcuno, il tempo di indignarsi per lo stato di degrado, dinanzi ad un tetto che comincia a cedere, finestre con i vetri rotti, resti di carbonizzati di carte e plastiche date a fuoco, dei segni dell'umido ad ogni parete che la rendono spettrale, con imprecazione finale per l'impossibilità di chiudere e serrare completamente l'enorme porta ormai fuori asse!
Dunque le imbarcazione poste all'interno della Loggia sono sottoposte allo stesso rischio di distruzione di quelle lasciate all'esterno. Anche la recinzione da cantiere che proteggeva il Caterina e lo Sceri sono infatti tagliate in due punti.
L'intero varcherizzu delle Tonnare Gagliardi è lì, fermo, in attesa di un atto vandalico, di un incidente doloso o colposo ... o semplicemente in balìa della stupidità dell'uomo e la severità del tempo che passa inesorabile.

TRASCURIAMO per un attimo il nodo burocratico che lega la Tonnara a questo triste e costante degrado, e PONIAMO l'interrogativo più grande:

A CHI COMPETE LA SUA TUTELA E QUELLA DEI BARCONI?

E'  vero che il complesso denominato «Tonnara di Bivona» in Vibo Valentia è un bene incamerato tra le pertinenze del PUBBLICO DEMANIO MARITTIMO e dunque spetterebbe all'Autorità Marittima il controllo;

E' vero che alla Soprintendenza BAP di VV/RC spetterebbe la vigilanza  e la tutela, in osservanza al codice per i beni culturali (ex articoli 57 e 106 del decreto legislativo n.42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni) essendo un bene monumentale vincolato dal DM (declaratoria) del 6.12.1991.

E' vero il Quadro Territoriale Regionale (Q.T.R.) ha incluso la «Tonnara di Bivona» nella categoria dei beni identitari ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modificazioni e dell'articolo 51 del rammentato quadro territoriale regionale e come tale tutelato dalla Regione e dalla Provincia;

E' vero che il Comune di Vibo Valentia ha fruito di un finanziamento Por Calabria 2000/2006 di 1.304.000 di euro per la realizzazione del Museo del Mare, e come tale ne è responsabile fino alla istituzione del relativo Museo;

E' vero che dal 2011 è stata utilizzata in maniera difforme dagli usi finanziati, e senza concessione demaniale data in "subconcessione; che è sede estiva dei Vigili Urbani e l'8 dicembre 2013 è stata finanche utilizzata come seggio delle primarie di un partito vibonese ;

E vero che su questa paradossale vicenda è stata presentata una interrogazione parlamentare al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, l'11 Dicembre 2013 dall'On.le Nesci (4-02923), per rispondere alla quale qualche ente dovrà pure assumere sommarie o specifiche informazioni ...

MA ATTUALMENTE ... CONSTATATO CHE AD OGGI NESSUN ENTE PUBBLICO LA USA PER EVIDENTI VIZI DI LEGITTIMITA' , A QUALE AUTORITA'  COMPETE LA CUSTODIA, NECESSARIA PER IMPEDIRE IL RISCHIO A CUI SONO SOTTOPOSTE LE IMBARCAZIONI E LA TONNARA? NEI CONFRONTI DI CHI PRODURRE ESPOSTO ALLA AUTORITA' DI PG ... ALMENO PER OMESSA CUSTODIA?







E nello stesso pomeriggio viene inoltrata l'ennesima interrogazione:


giovedì 27 marzo 2014

CASTELLO DI BIVONA: SPARISCONO I PRIMI PEZZI FINANZIATI DALLA COMUNITA' EUROPEA!

base di cemento senza containers
E' accaduto! Quello che prevedevamo accadesse è accaduto. I due anni di totale abbandono e degrado dell'area del Castello di Bivona hanno resa praticabile la sortita con la quale nei giorni scorsi sono stati "fatti sparire" i due mini container adibiti, secondo il progetto finanziato dalla Comunità Europea ed eseguito dal Comune di Vibo Valentia, a biglietteria e servizi igienici.
Basta dare una rapida lettura ai post precedenti dedicati al Castello di Bivona e sarà semplice capire perchè - da quanti frequentano quei luoghi - era prevedibile che questo accadesse:

 containers di servizio
a) nessuna voglia di rendere produttivo quell'investimento europeo;
b) nessuna proposta di gestione;
c) nessuna guardiania;
d) troppa distanza tra il castello e l'accesso;
e) accesso troppo nascosto alla vista.

Insomma un triste destino già segnato al quale nessuno ha prestato l'attenzione dovuta. 
Non sappiamo ad oggi se questo è un furto oppure no, perchè non sappiamo se i containers erano acquistati o in fitto! 
Si, la loro sparizione potrebbe essere dovuta anche solo alla scadenza del loro fitto! Pare che sia frequente fittare i containers allo scopo di usufruire della loro manutenzione fino ai controlli di regolarità, per poi rinnovare o rescindere il contratto, secondo i bisogni (sic). 
Dunque la loro sparizione potrebbe essere dovuta alla rescissione di un contratto di fitto o ad un furto perpetrato per l'assoluto isolamento dell'area rispetto alla strada.
In ogni caso questo "prelievo" legittimo o illegittimo ma capita nel momento meno adatto, tanto da diventare una vera e propria grana!
Già, perchè a rendere ancor più dirompenti le conseguenze di questa sparizione potrebbero però essere i funzionari europei della Commissione EU. 
Fonti accreditate confermano che entro i primi 15 giorni di aprile è prevista una Missione di Audit da parte di funzionari della Regione Calabria che accompagneranno la visita ispettiva dei funzionari Europei sul progetto "Restauro Conservativo e Valorizzazione del Castello di Vibo", Progetto 89480, beneficiario dei contributi comunitari POR 2007/2013.
Certo il controllo sarà solo sulla regolarità del fascicolo di progetto, ma invitiamo però i nostri amministratori ad accompagnare i "missionari" europei, con un pò di coraggio e fatalismo ... sia nei luoghi di questo specifico intervento al Castello di Bivona, che - perchè no?- nell'area della Tonnara di Bivona, dove potrebbero ispezionare anche i "resti" del progetto 266, finanziato con i fondi  POR 2000/2006, Cod. Rend. 48741 - CUP: E47B05000030006, sempre beneficiato dal Comune di Vibo Valentia, per realizzare un "Museo del Mare - Centro di archeologia marina" ... anche questo, come il Castello, esistente e valorizzato solo sulla carta!
Insomma, una volta che sono qui per verificare ... verificare i buoni esiti dei due finanziamenti europei lungo la fascia costiera del comune, costa poco ... anzi, meno di quanto è stato erogato inutilmente!

martedì 18 febbraio 2014

IL CASTELLO E LA TONNARA DI BIVONA SPARISCONO DAL PATRIMONIO CULTURALE!


Preinformazione del Bando sul sito della Regione Calabria
In attuazione della Linea di Intervento 5.2.5.1 “Azioni per sostenere lo sviluppo di attività imprenditoriali all’interno delle filiere della valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale” dell’Asse V – Risorse Naturali, Culturali e Turismo Sostenibile, Settore 5.2 – Patrimonio Culturale del POR Calabria FESR 2007-2013, la Regione Calabria ha dato preavviso che sta per attivare il bando legato alla Linea di Intervento 5.2.5.1, che sostiene lo sviluppo di attività imprenditoriali connesse ai seguenti ambiti:
Ambito I - Valorizzazione e Fruizione del Patrimonio Culturale Regionale; Ambito II - Produzione e Diffusione di Contenuti ed Eventi Culturali. (vai alla pagina web)
Nell’ambito della Valorizzazione e della Fruizione del Patrimonio Culturale (Ambito I), saranno sostenute:
I.1) le imprese che operano nel comparto della erogazione di servizi connessi alla promozione, alla gestione e alla fruizione dei Poli e delle Reti Culturali di Eccellenza regionali, con particolare riferimento ai servizi: finalizzati ad ampliare gli orari di apertura; personalizzati per tipologia di visitatore; di assistenza e accoglienza e volti alla gestione di eventi promozionali; per sensibilizzare alla pratica culturale le popolazioni; di promozione, di produzione di materiali informativi e didattici e di natura informativa;
I.2) le reti di imprese che operano per la promozione, il marketing e l’organizzazione dei Poli e delle Reti Culturali di Eccellenza regionali, con particolare riferimento ai servizi finalizzati a promuovere e gestire in maniera integrata sistemi culturali complessi utilizzando modelli innovativi quali i Parchi Culturali, i Parchi Letterari, i Parchi Archeologici, etc.
Le iniziative imprenditoriali dovranno essere strettamente collegate e funzionali alla fruizione dei beni culturali regionali individuati nell’Allegato 3 dell'Avviso e, comunque, localizzate nelle immediate vicinanze.
I beni inclusi nell’elenco di cui all'Allegato 3, in difetto di qualsivoglia atto di individuazione dei “Poli e delle Reti Culturali di Eccellenza regionali”, rappresentano quella parte di contenitori o aree che tendenzialmente sono candidabili come nodi della costituenda “Rete delle eccellenze dei beni culturali regionali". In ragione di questa evidenza e in coerenza con quanto disposto dalle Direttive di Attuazione per lo sviluppo di attività imprenditoriali all’interno delle filiere della valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale, approvate dalla Giunta regionale con deliberazione n. 187 del 30 maggio 2013, si specifica che è prevista una priorità per quelle iniziative imprenditoriali di cui all'Ambito I.1 localizzate all’interno di questi beni culturali.
Nell’ambito della Diffusione di Contenuti ed Eventi Culturali (Ambito II) saranno sostenute:
II.1) le imprese che operano nel comparto della produzione e diffusione di contenuti ed eventi culturali con particolare riferimento a quelle di:
produzione di prodotti editoriali connessi al patrimonio culturale regionale quali cataloghi, sussidi catalografici, audiovisivi e ogni altro genere di materiale informativo e divulgativo1;
riproduzione e diffusione di beni culturali, inclusi i beni librari e archivistici;
produzione e diffusione di nuovi contenuti culturali (arte, teatro, cinema, etc), anche attraverso la realizzazione di laboratori e cantieri artistici e della creatività, da realizzare con formule innovative di partenariato pubblico-privato, all’interno dei quali si potranno sviluppare contenuti culturali, eventi, prototipi di prodotti e servizi;
progettazione, organizzazione, promozione e gestione di eventi culturali.
II.2) le imprese che operano nel comparto delle produzioni cinematografiche con lo scopo di promuovere la Calabria come location per le produzioni cinematografiche e sostenere l’industria cinematografica regionale, creando nuove opportunità d’impiego in settori innovativi e favorendo la crescita dei flussi turistici nei luoghi scelti per le riprese.
Dall'elenco mancano il Castello e la Tonnara di Bivona
Tali iniziative saranno sostenute attraverso appositi Pacchetti Integrati di Agevolazione (PIA) per il finanziamento di Piani Aziendali, articolati in: Piano di Investimenti Produttivi; Piano Integrato di Servizi Reali
.







AHINOI! Ci siamo accorti che tra i beni culturali regionali indicati nell'allegato A non sono presenti nè il Castello di Bivona nè la Tonnara di Bivona, beni che seppur oggetto di finanziamenti europei per il loro recupero e la loro valorizzazione, attualmente giacciono in completo abbandono, quando addirittura oggetto di uso improprio o illegittimo da alcuni anni.
Le ragioni della politica sulla loro mancata valorizzazione è sempre una: non ci sono soldi.
Secondo noi non è così. Quello che manca è la coscienza del loro valore all'interno della storia e della crescita della comunità costiera, altrimenti lo stesso staff comunale che ha indicato tutti gli altri beni culturali presenti nell'allegato A, avrebbe potuto ricordare agli uffici regionali l'esistenza della Tonnara e del Castello di Bivona tra i beni che in passato sono stati oggetto di finanziamento europeo - e dunque da includere nell'allegato A - e giacciono in completo stato abbandono e privi di futuro.
Inserendoli nell'Allegato... i nostri giovani - gli imprenditori o le associazioni, singoli o associati - avrebbero potuto concorrere con una idea o proposta imprenditoriale alla loro valorizzazione e gestione, finanziata al 75% a fondo perduto, dalla linea d'intervento proposta alla Comunità Europea, rimediando così in un solo colpo sia alla carenza di soldi che alla carenza di proposte di valorizzazione e gestione che guardino al futuro, inserendoli a pieno titolo nelle opportunità offerte alla economia locale (che tra l'altro potrebbe usufruire dei vantaggi della Zona Franca Urbana)!
In questi giorni stiamo tentando di rimediare all'ennesimo schiaffo dato alla nostra comunità dalla politica locale, tentando in tutti i modi di contattare l'Assessore Regionale alla Cultura e gli Uffici Competenti, ma l'esito non è certo scontato.
AHINOI! Dispiace constatare che mentre che la Tonnara di Bivona viene lasciata in mano a qualcuno che ci gioca a turno con il proprio partito politico o con la propria associazione (pare che finchè non la usa nessuno ufficialmente sia possibile usarla illegittimamente!), si perdano le poche occasioni rimaste per progettarne un uso ed un destino diverso, all'altezza della sua storia!
AHINOI! Dispiace constatare che mentre il Castello di Bivona, restaurato e collaudato da due anni, ed oggi ritornato in mano all'erbaccia ed all'incuria, si perdano le occasioni per progettarne un destino diverso ed all'altezza della sua storia!
AHINOI! Dispiace ancorpiù constatare che si continua con la stessa ignavia ed approssimazione di sempre, nonostante un paio di settimane prima dell'uscita del preavviso di bando, al Castello ed alla Tonnara di Bivona sia  stato dedicato un interessante articolo/reportage di Sergio Pelaia, sulle pagine del settimanale regionale il Corriere della Calabria, che, descrivendone il paradossale abbandono nonostante i finanziamenti europei e regionali ottenuti, avrebbe in qualche modo potuto e dovuto svegliare le coscienze sopite.
Nulla di tutto ciò! Tant'è, nonostante loro,  e allora viva la Calabria e viva Bivona!  

domenica 9 febbraio 2014

ZONA FRANCA URBANA: A VIBO SI BRANCOLA NEL BUIO ... PER SCELTA!

Non giungono buone notizie da Palazzo Luigi Razza di Vibo Valentia. Gran parte degli imprenditori che si sono recati nella sede comunale per avere informazioni sulla Zona Franca Urbana sono rientrate alla marina demotivate e sfiduciate. Zone censuarie che non si riesce a localizzare, risposte evasive su tempi e modi di attuazione della ZFU e, ciliegina vibonese, inviti amichevoli a lasciar perdere, tanto i vantaggi saranno poche e per pochi!
Certo, se la ZFU avesse in qualche modo coinvolto il centro commerciale della città collinare l'attenzione amministrativa sarebbe stata ben diversa, ma a questa spocchia inconcludente ed autoreferenziale rispetto all'area costiera siamo abituati da anni.
Ad un certo punto passerà, come sempre sperando che non sia troppo tardi per comprendere gli impulsi positivi che potrebbero mettere in moto, anche solo nelle attività resistenti.
Per rendere meglio l'idea del vuoto vibonese facciamo un giro nelle altre ZFU istituite in Calabra. Vediamo cosa accade a Rossano (CS). Sabato scorso, 8 Febbraio 2014, la Zona franca urbana che interesserà il suo Centro storico e parte dello Scalo, l'Amministrazione comunale ha dato via ad un interessante workshop, alla presenza di quasi tutti gli imprenditori della città. Dinanzi alla gremita sala Rossa di Palazzo San Bernardino, all'incontro, moderato dal dirigente Giuseppe Passavanti, sono intervenuti il primo cittadino Giuseppe Antoniotti, il tributarista ed esperto per le Zfu dell'Ifel Fondazione Anci, Rocco Iemma ed il responsabile dell'ufficio Europa, Benedetta De Vita.
Considerando che regole, modalità e procedure sono le stessa per Rossano al pari di Vibo Marina, includiamo nel nostro blog i video delle relazioni.
Facciamo notare come la stessa amministrazione comunale di Rossano ha creato una pagina youtube dedicata alla sua ZFU (dalla quale estrapoliamo i video) ed istituito uno Sportello Operativo per sostenere le imprese interessate.


Ma cosa deve fare il Comune di Vibo Valentia per non brancolare più nel buio? Beh! è tutto già scritto nel paragrafo "LE MODALITÀ DI GESTIONE DEL PROGETTO" inserito nella "Proposta Progettuale Individuazione Zona Franca Urbana - Località Marinate" (scarica Proposta) programmata:

"La Zona Franca Urbana proposta verrà gestita direttamente dal Comune di Vibo Valentia, che, all'interno del Settore Attività produttive e commerciali, costituirà un Ufficio ad hoc, le cui funzioni principali saranno:

  • coordinare tutte le attività e gli interventi che si svolgono nella ZFU con gli indirizzi del Piano Strategico "Vibo Futura 2015", mantenendo uno stretto rapporto di collaborazione e di scambio di informazioni e di idee con l'Ufficio di Piano;
  • coordinare e gestire operazioni complesse ed integrate di riqualificazione e rigenerazione urbana all'interno della ZFU, in stretta connessione con i Settori Urbanistica e Lavori Pubblici, con particolare attenzione alla coerenza con gli obiettivi del Piano Strutturale Comunale;
  • progettare e gestire campagne di  marketing territoriale e di comunicazione, volte ad incoraggiare l'insediamento di nuove imprese all'interno della ZFU, evidenziando le opportunità, le agevolazioni, i vantaggi derivanti dal posizionamento nell'area;
  • promuovere tavoli di concertazione e altre attività partecipative, volte al coinvolgimento di attori pubblici e privati (Camera di Commercio, Confindustria, Confartigianato, Vibo Sviluppo SpA, Associazioni, ecc.) nelle operazioni di riqualificazione dell'area, anche al fine di trovare possibili investitori e di costruire partenariati per la realizzazione di progetti puntuali;
  • monitorare in maniera costante e continuativa le dinamiche relative alle iniziative imprenditoriali insediate e tutte le attività e gli interventi (materiali ed immateriali) all'interno della ZFU, al fine di verificare la sua efficacia come strumento di rilancio socioeconomico dell'area costiera;
  • svolgere attività di assistenza, consulenza ed orientamento rivolte alle imprese che vogliono usufruire dei vantaggi della ZFU, fornendo informazioni riguardanti le condizioni di ammissibilità, le agevolazioni previste, la disponibilità di locali commerciali ed immobili adeguati alla tipologia di impresa che si vuole creare (comprese le loro caratteristiche dimensionali, il loro stato di Proposta Progettuale Individuazione Zona Franca Urbana - Località Marinate – conservazione, la dotazione di impianti, i costi, ecc .), le procedure da
  • seguire e i  tempi necessari al completamento dell'iter, nonché supportando gli imprenditori nella preparazione della documentazione richiesta (assistenza alla compilazione di moduli, ecc .) ed, eventualmente, mettendo a disposizione un consulente per una prima valutazione del progetto imprenditoriale.




In particolare, per lo svolgimento di quest'ultimo compito, l'Ufficio ricorrerà al Centro Fare Impresa - CFI, che funzionerà da interfaccia tra Comune ed imprese: si tratta di un organismo già operativo presso l'Assessorato alle Attività Produttive, finanziato con fondi comunitari POR - Asse V "Città" - Misura 5. 1 e nato con l'obiettivo di sviluppare nuove iniziative imprenditoriali attraverso la diffusione della cultura di impresa e della concertazione (dov'è?).
Il CFI offre già servizi di informazione, orientamento e accompagnamento dei progetti imprenditoriali, informando circa le opportunità legate al territorio e le agevolazioni finanziarie esistenti, valutando in via preliminare l'idea imprenditoriale, le caratteristiche e l'esperienza del proponente, nonché la fattibilità formale dell'idea-progetto ed orientando l'utente verso il percorso di assistenza ritenuto più idoneo. In occasione dell'istituzione della Zona Franca Urbana, il CFI e i suoi strumenti di comunicazione con il pubblico (il sito internet, il numero verde, ecc.) verranno quindi potenziati, e la sua attività, per quanto riguarderà le imprese della ZFU, verrà concertata con l'Ufficio responsabile.
Il personale del CFI dovrà essere in grado, infatti, di fornire all'Ufficio dati disaggregati riguardanti le imprese della ZFU, utili al monitoraggio dell' iniziativa, nonché di fornire agli imprenditori informazioni specifiche, puntuali ed aggiornate in merito a questo particolare dispositivo.

L'Amministrazione Comunale, tra le misure a sostegno della zona franca urbana, si impegnerà a defiscalizzare nell'area individuata, la tassa sulla pubblicità."

Bene, di tutto questo non c'è traccia negli Uffici ed è dunque è il caso di pretendere che il Comune faccia fino in fondo quanto si è impegnato a fare in fase progettuale.
Da parte nostra, mentre aspettiamo pazientemente, pensiamo di fare cosa utile nel pubblicare integralmente l'allegato 3bis (IDENTIFICAZIONE ZFU con elenco vie e numeri civici) per comprendere nei particolari l'estensione della Zona Franca Urbana.


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